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“Non c’è nulla di male se una persona cerca di confutare gli insegnamenti e le pratiche di un gruppo religioso che ritiene in errore”.
(Svegliatevi! 8 settembre 1997, pagina 6)

venerdì 29 luglio 2016

Libertà e controllo mentale




Se foste sotto il controllo mentale da parte di qualcuno, sareste in grado di accorgervene?

La risposta è no. Allora, come potreste uscirne? Da soli non vi riuscireste, potreste farlo soltanto grazie all’aiuto di qualcun altro. Inoltre, dovreste capire che cos’è e come funziona il controllo mentale...






Per esercitare su di voi il controllo mentale non è necessario legarvi, portarvi in una stanza buia, puntarvi addosso delle luci e farvi il lavaggio del cervello. Basta soltanto avere un po’ di pazienza, capire quali sono i vostri bisogni irrisolti e fornirvi pian piano delle soluzioni convincenti che possano farvi star meglio: iniziando così ad intervenire su qualche vostro comportamento, credenza o sentimento. L’importante è intervenire sull’aspetto che incontra meno resistenze da parte vostra e darvi l’impressione che siate liberi di cambiarlo a vostro piacimento, per libera scelta.
Se per un motivo qualsiasi il vostro comportamento, o i vostri sentimenti, o le vostre convinzioni cambiano, l’intera gamma di valori e l’immagine che avete di voi stessi muteranno a loro volta, per accordarsi al cambiamento, per evitare una dissonanza cognitiva. È il principio scoperto dallo psicologo Leon Festinger (1957), che per primo studiò alcune forme di manipolazione mentale.
Il controllo del vostro comportamento può avvenire attraverso il cambiamento di alcune abitudini, come ad esempio la partecipazione ad alcune attività (adunanze e servizio di campo...), alcuni cambiamenti dell’alimentazione, del vestiario, del gergo linguistico, dei ritmi del sonno, di alcuni aspetti delle normali attività quotidiane. In altre parole si tratta di modificare o di introdurre qualche nuovo comportamento nella vostra vita di ogni giorno, secondo il suggerimento di Pascal: se non hai fede, comportati “come se” l’avessi e alla fine arriverà.
Il controllo del vostro pensiero può avvenire interiorizzando qualche forma di ideologia o nuove convinzioni che inizialmente sembrano fornirvi la soluzione a una vasta gamma di problematiche personali, interpersonali ed esistenziali. Qualche forma di “verità” che finisce, pian piano, per diventare l’unico modo attraverso cui interpretate la realtà, le relazioni e ogni evento della vostra vita. Si tratta di idee che per voi divengono sempre più prevalenti: per quanto all’inizio siano accettabili e comprensibili, divengono poi perseguite ai limiti del ragionevole, in altre parole tutta la vostra vita inizia sempre più a svolgersi attorno ad esse. Il controllo del vostro pensiero è esercitato anche escludendo sempre più le informazioni che provengono da altre fonti e mettendo a tacere dentro di voi qualsiasi forma di perplessità o di dubbio.
Il controllo dei vostri sentimenti può avvenire attraverso la dipendenza relazionale verso colui o il gruppo che esercitano il controllo mentale, che voi percepite come coloro che sono in grado di soddisfare determinati vostri bisogni o che solo in quel contesto, o attraverso quell’ideologia o quei metodi, è possibile trovare la soluzione a determinati problemi fisici e materiali, interpersonali e sociali, mentali e spirituali. In tal modo, la frequentazione assidua di quel contesto diventa per voi sempre di più fonte di soddisfazione e felicità, e il gruppo che lo costituisce diviene la vostra famiglia ideale. Questo percorso vi porta così a restringere sempre di più le vostre relazioni interpersonali alle sole persone coinvolte nella medesima forma di controllo mentale e infine di non essere più in grado di prendere decisioni autonome senza il consenso altrui, pena il senso di tradimento o di colpa. O ancora, attraverso la paura di non poter ottenere determinati risultati se non attraverso il legame o l’affiliazione con colui o coloro che esercitano su di voi il controllo mentale.
In sintesi, il controllo della vostra mente da parte di altri è un percorso graduale di assoggettamento verso qualcuno o un gruppo cui date credito, che avviene per cercare di soddisfare alcuni vostri bisogni irrisolti, conformando progressivamente il vostro comportamento, il modo di pensare e di sentire ai suggerimenti altrui. Perché ciò sia possibile, ogni vostro disagio interiore,dissonanza cognitiva, causato fra ciò che percepite nella situazione e nei vari aspetti del vostro comportamento, del pensiero e dei sentimenti, deve essere più o meno consapevolmente messo a tacere. È un meccanismo per cui, anziché ascoltare il vostro disagio, preferite accantonare le vostre perplessità e i dubbi per continuare a credere a qualcosa che in realtà è un’illusione. Sarebbe come scegliere, fra tutte le strade possibili, le vie che vi conducono verso un vicolo cieco per arrivare a credere che quella è per voi l’unica alternativa possibile.
Detto ciò, come potete prevenire che qualcuno controlli la vostra mente? L’arma più efficace a vostra disposizione è il dubbio, ossia di utilizzare il dubbio per porvi delle domande. Chiunque voglia controllare la vostra mente storce il naso non appena si nomina il dubbio, perché evitare di utilizzarlo significa scegliere di non pensare, di abdicare al vostro intelletto e alla vostra capacità di discernere il vero dal falso.
Alcune domande che potreste porvi sono: questa persona o questo gruppo che background hanno? Cosa dicono diverse altre fonti attendibili su di lui o loro? Lui o il suo gruppo hanno mai avuto condanne penali? Se sì, qual era l’incriminazione? Cosa dicono di lui o di loro le persone che se ne sono andate o sono fuoriuscite dal gruppo? A quali risultati verificabili porta la sua proposta, il suo metodo o la sua ideologia? Questi risultati sono stati validati anche da diverse altre fonti? E così via.
L’umanità è progredita grazie all’uso del dubbio, ponendosi domande intelligenti e cercando delle risposte verificabili: è così che Galileo Galilei ha formulato il metodo scientifico. Il dubbio formula un’ipotesi, poi avviene una verifica sperimentale per attestarne la validità. Se anche altri possono dimostrarlo concretamente, allora significa che l’ipotesi è valida, altrimenti è da scartare. L’uso del dubbio costruttivo vi permette di analizzare le idee con rispettosa imparzialità e discernimento, così da riconoscere e distinguere il vero dal falso. Solo una ragionevole e approfondita indagine è in grado di demolire il dogmatismo e il fanatismo.

E se foste sotto il controllo mentale di qualcuno,come potreste liberarvene?

In sostanza si tratta di riconoscere che la libertà è frutto di un percorso verso una maggiore integrità e autonomia, e agire di conseguenza.
Integrità significa che siete liberi nella misura in cui date ascolto a tutte le vostre parti interiori armonizzandole coscientemente fra loro, anziché sacrificarne alcune a discapito di altre. In altre parole che i vari aspetti del vostro comportamento, delle idee e dei sentimenti debbono essere riconsiderati e armonizzati fra loro in modo consapevole, vagliando onestamente, di volta in volta, i vostri valori, i bisogni, le motivazioni, i dubbi e le perplessità. Ad esempio, potreste fare un elenco e una riesamina di tutti i vostri dubbi e perplessità che avete accantonato nel corso del tempo nei confronti di qualcuno o di un certo gruppo e poi cercare di fare un’indagine personale approfondita, senza tralasciare di confrontarvi anche con altre persone che la pensano diversamente da voi, inclusi coloro che se ne sono andati o hanno lasciato quel gruppo. Si tratta di imparare a tollerare le vostre dissonanze interiori e avere il coraggio di rimettere in discussione i vostri bisogni e le vostre convinzioni, rimanendo aperti alla disponibilità di prendere in considerazione punti di vista diversi dal vostro. Altrimenti, sarà soltanto un evento traumatico a mettervi nella condizione di rivedere le vostre convinzioni.
È anche vero che per crescere avete bisogno di una certa stabilità interiore e, quindi, di certezze che non possono ogni volta essere rimesse in discussione. Ma chi esercita il controllo mentale ha la capacità di arrivare a farvi modificare anche le vostre convinzioni fondamentali, quelle su cui fondate la vostra vita, e arrivare così a mettervi in condizione di non riuscire nemmeno immaginare di poter far a meno di costoro.
Autonomia significa che siete in grado di decidere senza richiedere un’eccessiva quantità di consigli e rassicurazioni, di manifestare disaccordo senza per questo avere timore di perdere il supporto o l’approvazione, di discernere e avere fiducia del vostro giudizio, di provvedere ai vostri bisogni e prendervi la responsabilità della vostra vita, di iniziare e portare a conclusione i vostri progetti personali in più aree della vita, di riuscire a stare con la vostra solitudine senza cercare urgentemente le relazioni come fonte di accudimento e di supporto.
Quando si esce dal controllo mentale da parte di una persona o di un gruppo si provano sensazioni simili a quelle che si sperimentano quando si esce da una tossicodipendenza: il velo dell’illusione inizia a cadere e tutte le dissonanze che erano state accantonate riemergono una dopo l’altra. In altre parole ci si trova a confrontarsi con le dolorose dissonanze fra lo scetticismo attuale e le precedenti convinzioni e comportamenti: quella fede ora sembra assurda e questo genera delusione, frustrazione, senso d’impotenza, rabbia, vergogna, senso di umiliazione e depressione, con diversi gradi di intensità secondo la durata e il grado di controllo mentale subito. Anche perché alcuni potrebbero essere andati talmente in là da investire tutto il loro tempo e le loro energie in quella causa, magari fino a perdere il lavoro, lasciare la casa e spendere tutti i loro risparmi. In questa fase occorre molto coraggio e umiltà e, spesso, l’aiuto di un buon psicoterapeuta per intraprendere la fase di ricostruzione dell’integrità e dell’autonomia personale.
Può dirsi libero chi è in grado di governare i propri bisogni, le emozioni, i pensieri e le azioni, anziché esserne governato. Fintanto che il nostro discernimento è influenzato da caratteristiche familiari e nazionali, dalla cieca obbedienza, dall’emotività, da istinti, bisogni, paure, desideri e abitudini siamo come delle marionette. La libertà inizia quando siamo disposti a superare i condizionamenti dei bisogni, dell’emotività, delle abitudini, dei ruoli, dei preconcetti, delle esperienze passate, dell’ambiente, della cultura, delle opinioni e dei giudizi altrui.
Siamo liberi quando le nostre azioni sono guidate dalla saggezza in modo da aumentare le nostre ulteriori possibilità di scelta, in altre parole che di fronte a tutte le numerose opzioni della vita siamo in grado di scegliere con saggezza la direzione che moltiplica le nostre prospettive future, anziché restringerle.
La libertà va riconquistata o salvaguardata ogni giorno attraverso la consapevolezza, il coraggio, la volontà, la responsabilità, l’impegno, la perseveranza, la padronanza di sé, una continua vigilanza e la saggezza.
Il processo di liberazione è un impegno quotidiano, ma cosa fare poi con la vostra libertà? È fonte di ansietà non sapere che farsene della libertà. La libertà comporta una conquista continua, ma anche una responsabilità progettuale. La responsabilità di avere delle mete, dei propositi, un significato della vita e molteplici relazioni interpersonali con cui confrontarsi e crescere.
Marco Moretti www.psicosintesi.eu






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37 commenti:

  1. Leggete questo articolo e fate voi stessi una verifica...

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    1. E' talmente vero che mia zia, unica tdg rimasta, dopo aver provato a predicare ai vari parenti, non ci vuole più avere a che fare, perchè dice che non saprebbe di cosa parlare. Come dice l'articolo, la sua famiglia è quella.

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  2. il lavaggio del cervello, è enorme. Genitori (parenti) che considerano morti, i figli che lasciano la congregazione.

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  3. sono stato dentro per 40 anni, e vero ero sotto il controllo mentale della setta dei Testimoni di Geova, quando vedevo delle incoerenza tra la Bibbia e i loro insegnamenti o la loro condotta ero postato a cercare di armonizzare il tutto a favore dei TdG oppure accoantonavo il dubbio o l'incoerenza.

    Ma cio che mi ha fatto aprire gli occhi e stato il fatto che l'organizzazione dei TdG protegge gli anziani che trasgrediscono, quando parlavo con il Sorvegliante viaggiante tendeva solo a proteggere il potere e a non credere a ciò che i proclamatori dicevano.

    Poi il fatto che con il battesimo diveniamo membri di un ente giuridico come dice il KM di Gennaio 2007 pubblicato per uso interno dai Testimoni di Geova mi ha fatto capire chiaramente il settarismo che opera il Corpo Direttivo dei TdG e che esso insegna "comandi di uomini come dottrine."

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  4. Ali di Pietra:-)31 luglio 2016 23:06

    Volevo dire,anche in risposta a WILLY WILLIAMS, che nella
    WTS c'è poco SPAZIO per la liberta di parola,te lo dico io che al momento sono un TDG attivo.
    Se si è aperto qualche spazio è grazie a chi si è sacrificato ed esposto per difendere la libertà e la verità.
    Per questo non dovresti denigrare Victor, John,Riflessivo e Apostolo Giovanni.
    Quello che è doveroso è"ESSERE PRONTI A FARE UNA DIFESA CON MITEZZA E PROFONDO RISPETTO".
    Saluto.

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  5. (Fineas)

    La cosa davvero peggiore è scoprire di aver dedicato per anni la propria vita ad un organizzazione umana, credendo invece di fare la volontà di Dio.
    E chi ha ingannato i fedeli, approfittando del loro naturale desiderio di verità è di adorare il Padre, ha una responsabilità immensa e una colpa troppo grande.
    Un tempo auspicavo a un loro pentimento e cambio di condotta, ad un ravvedimento.
    Ora dubito sempre più che questo sia possibile.
    Sono accecati dalla loro stessa vanagloria, dal potere e la ricchezza che col tempo hanno accumulato a scapito dei loro adepti.
    Ora è doveroso da parte di chi ha iniziato ad aprire gli occhi e a vedere più chiaramente, il dover permettere anche ad altri di potersi svegliare e uscire dal torpore spirituale nel quale sono imprigionati.
    Non si può e né si deve usare Dio o la religione per tenere schiave le persone e privarle della gioia di vivere e della dignità umana e della loro libertà di scegliere.
    Ognuno deve avere la possibilità di decidere come impiegare la propria vita e in che percentuale dedicarla al proprio Dio.
    Ognuno deve essere libero di scegliere se cambiare idea su un dato argomento,senza per questo subire l'ostracismo della comunità religiosa in cui è cresciuto e in cui ha vissuto per anni.
    Libertà, questo promise il Signore a chi avrebbe conosciuto la Verità.
    "Giustizia e misericordia, queste cose era doveroso fare, senza trascurare le altre", disse il Maestro, Gesù...

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    1. Ali di Pietra4 agosto 2016 22:30

      Questa sera all'adunanza la moglie del sorvegliante ha detto che "Geova vede qualcosa di buono in tutte le persone, non solo nei tdg ";
      che sia passata da Lourdes?

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    2. Meno male che la detto la moglie del sorvegliante ..perchè o si no non ci credeva nessuno.

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    3. Caro fineas queste persone oltre a rimanere tarate si sono incattivite ancora di più e pure io ormai ci ho perso le speranze..forse non so se sia un termine esatto definirle malati pschiatrici perché ormai hanno perso la loro facoltà di ragionare e pensano che solo perorando la causa del regno e discriminare il pensiero altrui li faccia sentire sempre apposto e appagati.credo che ormai a questi fanatici del califfato wt non ci si possa far nulla..inutile cercare con prove alla mano di confutarei loro ragionamenti ma non capiranno mai e nel frattempo continuano a fare del male e creando sofferenze a chi si oppone al loro pensiero assurdo.un abbraccio

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    4. (Fineas)

      Grazie cara Ema, sono daccordo con il tuo pensiero e l'augurio che faccio è quello che molti possano liberarsi al più presto delle catene mentali che purtroppo hanno e possano gustare la libertà dai condizionamenti e dalle paure morbose che istillano organizzazioni come quella wts.
      Un abbraccio a tutta la tua famiglia.

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    5. Grazie fineas...

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  6. Sono nato e cresciuto nella "verità". Per una serie di circostanze che riguardano persone a me vicine, mi sono incamminato nell'approfondire il tema cosi vasto della psicologia e dei cosiddetti "disturbi psicologici", da ormai più di 10 anni.
    Per quanto riguarda il tema dello star dentro o dello stare fuori dall'organizzazione, il problema assume a volte le sembianze di un cubo di Rubik.
    Questo in particolar modo se sei cresciuto come TdG e tutta la tua famiglia è nella "verità". Che tu lo voglia o no, la tua identità orbita intorno all'essere o non esser parte dell'organizzazione. I ricordi infantili rilevanti in termini affettivi si imperniano sulla vita nella congregazione, specialmente se la famiglia era particolarmente attiva e coinvolta. Ho approfondito la conoscenza di diversi fratelli che erano usciti in età adolescenziale e poi erano rientrati perché spinti da un richiamo. Quando sei in difficoltà e ti senti solo, le figure di accudimento che richiami sono quelli dei genitori. Essi hanno contribuito allo sviluppo del tuo super-io. Questa parte della vita, come tutte, non sarà mai cancellata.
    Se esci, sei da solo in un mondo che non ti appartiene, di cui non sei parte e non sei stato parte.
    Specialmente nei soggetti psicologicamente più vulnerabili, ma anche non, questo potrebbe provocare una vera e propria crisi dell'identità, finendo per diventare come un "fu Mattia Pascal".
    Inevitabile, quindi, ricordare i tempi felici, in cui perlomento eri qualcuno, eri parte di un gruppo, con tutti i suoi limiti e tutte le sue pecche. Ma l'uomo non è fatto per star solo.

    La storia umana ci insegna che il potere corrompe. Sempre ed inevitabilmente. In ogni umana organizzazione, seppur con pretese di ispirazione divina (d'altra parte anche il Papa è Vicario di Cristo in Terra), esistono potere, corruzione, prevaricazione, arroganza, discriminazione. Il problema è quando tu credi che tutto questo esista nel mondo, ma non nell'organizzazione di cui fai parte, che rappresenta il bene assoluto. Con questa credenza di base, vedi il mondo in bianco e nero e non riesci ad intendere che spesso il bene e il male si compenetrano.
    Che fare quindi ? Stare fuori, alienati da tutta la famiglia e dai tuoi amici, nella speranza di rifarti una vita o stare dentro pur non essendoci appieno ?

    Noto che la maggior parte dei membri del forum infine condividono i valori cristiani appresi nell'organizzazione. Il problema sono determinati aspetti dottrinali e disciplinari dell'entità.
    Che fare ?
    Non si può lottare contro l'organizzazione, essa è potente , ha in mano molte persone, ha i mezzi e la struttura.
    D'altra parte non esiste nessuna organizzazione parallela in grado di competere e in cui i fuoriusciti possano trovare accoglienza.
    Che fare quindi ? Guardare passivamente? Limitarsi a scrivere rimostranze e pensieri che seppur sinceri, rischiano di essere in pochi attimi persi nell'oblio ?
    La discussione è aperta.

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    1. Caro anonimo delle 19:23 grazie del tuo intervento ( ti invito a firmarti con un nick)

      Quello che dici è assolutamente VERO, TRISTEMENTE VERO. Io non sono nè nato nè cresciuto nell'organizzazione, ma ho frequentato le adunanze per quasi 30 anni da adulto.

      Per chi è nato e cresciuto nell'organizzazione, esistono dei legami forti, che però, da come vedo, non impediscono a molti di crearsi una vita propria al di fuori di quel contesto.

      Una volta che esci mentalmente da quei labirinti, inizi a vedere con occhi diverso anche tutto il resto, scritture comprese...

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    2. Aggiungo che ovviamente, "restare dentro" da ipocrita consapevole NON aiuta. Si creano dei conflitti interiori, specie ogni volta che ad adunanze ed assemblee ascolti espressioni di idee cui sei fortemente contrario.
      Uscire, è un pò come emigrare (200 anni fa, quando i contatti con la famiglia si interrompevano, non essendoci telefoni ed email), trovarsi in un paese straniero, e ricominciare da capo.

      Per chi è "nato dentro", il cambiamento può essere tanto più traumatico, quanto è avanzata l'età in cui avviene.
      Gli adolescenti "tornati indiero" che menzioni non sono un campione attendibile. Ne conosco decine, usciti a 15-16-18 anni che oggi sono adulti, hanno una famiglia, e non pensano minimamente a tornare indietro.
      Forse coloro che hanno una mentalità (perdonatemi il termine - non offensivo) da "bamboccioni" (coloro che hanno un legame viscerale con la famiglia) e che hanno tutti i familiari dentro (familiari talebani che negano anche solo mezza parola al disassociato), ecco, principalmente solo loro che per lenire le sofferenze emotive, col tempo tornano indietro.
      Ma, per quanto ho visto finora, non sono affatto la maggioranza (localmente si possono osservare tendenze diverse ma a livello globale penso che la maggioranza resti fuori)

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    3. (MartinLuther2016)
      Caro John, forse, come tu dici, per chi è uscito in fase adolescenziale è più facile , in quanto ha ancora avuto il tempo di costruirsi un'identità adulta.
      Poi, se questi hanno avuto l'opportunità di farsi una famiglia o avere dei figli, ancora meglio.
      Più problematico è per chi è stato fuori da inattivo e sente la spinta di rientrare in quanto ha avuto delle esperienze fortemente fallimentari che gli hanno creato una sofferenza maggiore dello star dentro.

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    4. Chi esce per aver violato delle "regole" morali, vive dei sensi di colpa e, sebbene fuori, è portato (spesso) a difendere l'organizzazione, pur rimanendone fuori.
      Chi è nato "dentro", passati i 40-50 anni, difficilmente (come hai scritto) uscirà, avendo ormai rapporti personali consolidati. Più facile che smetta di sentirsi emotivamente coinvolto e faccia "buon viso a cattivo gioco"
      Conosco comunque persone entrate in gioventù, e dopo decenni di servizio a tempo pieno, uscite in punta di piedi...

      Ognuno di noi è un'universo a sè, e non c'è una "soluzione" comune per tutti.
      Per quanto mi riguarda non riesco a fingere di sostenere qualcosa che capisco essere dannosa e senza basi "divine"...

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    5. (MartinLuther2016)
      Condivido molto quello che tu dici, soprattutto sul fatto che ognuno è un universo a se.
      Ma è vero anche che se ci troviamo qui e ora su questo blog, è perché sentiamo una spinta a parlare della nostra esperienza nei TdG, per cercare di condividere con altri il nostro vissuto. Infatti, credo che non saremmo qui se non sentissimo, mi si passi il termine, questa "missione" umana. Se fossimo veramente passati oltre, saremmo seduti in una Chiesa Valdese oppure faremmo yoga in un moderno Ashram europeo. Invece siamo qui . Cosa stiamo facendo ? Credo che capire questo possa dare maggior senso alla nostra azione, che magari potrebbe diventare con il tempo maggiormente indirizzata e consistente. Anche se oggi, non saprei proprio come.

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    6. Il "problema" non si porrebbe se non vigesse l'ostracismo verso i dissidenti, che di fatto ti impedisce di parlare. Da qui nasce il desiderio di aprire blog o argomentare in altro modo su internet.
      La verità è che se vuoi sentirti davvero "libero" devi essere disposto ad accettare la "solitudine".
      Ma dato che siamo "animali sociali" ecco perchè luoghi di ritrovo, anche virtuali, sono necessari.

      Parlare agli altri. Quello che ho capito fino ad oggi è che è inutilee dannoso fare asserzioni. Meglio una serie di domande a cui è difficile dare una risposta. Un'asserzione crea un'immediato rifiuto se le affermazioni contrastano con la "dottrina" seguita.
      Gli interrogativi invece spingono le persone ad informarsi... e a far girare gli ingranaggi del cervello !

      Si può parlare apertamente solo con chi accetta il confronto senza minacciare "denunce" agli anziani.

      Ma come spesso viene detto anche in congregazione, l'esempio è il migliore argomento.
      Se si riesce ad uscire (anche dissociandosi) a crearsi una vita, un futuro, e a farsi vedere sereni e soddisfatti... questo è il migliore argomento che si può usare.

      Per questo censuro certi sfoghi velenosi su questo blog, perchè hanno l'aspetto del "male" e del veleno...

      Io oggi sono S E R E N O :-)

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    7. Caro MartinLuther2016, hai ben espresso qualcosa che sto pensando da un po' di tempo: se siamo qui, in questo blog è proprio perchè non abbiamo ancora elaborato completamente la nostra esperienza vissuta fra i testimoni di Geova.
      Abbiamo capito che siamo stati ingannati, manipolati e presi in giro; abbiamo avuto la forza di staccarci da questa enttà, chi in una misura e chi in un'altra, però l'esperienza passata continua a bruciarci.
      Nel mio caso quattro decenni di militanza, con passione e convinzione hanno lasciato il segno profondo.
      Sarei bugiardo se dicessi che non provo rancore in ceri momenti anche se so che questo non è costruttivo.
      Piano piano però ce la farò.

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    8. (MartinLuther2016)
      È proprio per questo che mi è piaciuto questo blog perché va nella direzione del metodo socratico di porre delle domande , anziché fornire delle sentenze . E anche perché non è un guazzabuglio di commenti carichi di ostilità , ma regna un clima di maturo confronto e civile dialogo . Premesse indispensabili per costruire qualcosa . Una intuizione immediata che mi arriva è che forse c'è bisogno di tutti e due per costruire qualcosa : c'è bisogno di chi sta fuori e quindi è più libero , ma anche di chi sta dentro , che ha libero accesso alle informazioni .

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    9. "siamo stati ingannati" ripetiamo spesso... vorrei poterlo ripetere anche io. Purtroppo il risentimento nasce anche dal fatto che per il 50% siamo stati noi stessi complici di un "autoinganno"... e questo, a volte, brucia di più...

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    10. (MartinLuther2016)
      Come avremmo voluto averlo capito in tempo . Ci pare così di aver gettato nel cestino anni della nostra vita . Questo è perché abbiamo creduto che potesse esistere un'organizzazione umana perfetta. Non può esistere : una sommatoria di uomini imperfetti non può che dare un risultato di matematica imperfezione .
      Tutte le organizzazioni sono così : guarda i governi apparentemente democratici , e che in realtà sembrano dei giganteschi show televisivi .

      Credo che la presenza di Dio vada letta nel gioco delle luci e delle ombre . Egli potrebbe essere ovunque e in qualsiasi momento , là dove scorgiamo tracce di puro amore , in qualsiasi contesto esse si trovino .

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    11. Ciao MartinLuther, bella domanda, perchè scriviamo? Me lo chiedo spesso anch'io, anche perchè dopo la mia uscita intorno al 2000, ho scritto ogni tanto su qualche newsgroup e poi ho smesso, per almeno 10 anni mi son fatto tranquillamente la mia vita senza rancori o voltarmi indietro, dopotutto ho un bel ricordo degli anni passati tra i tdg, ma in effetti mi sembrava di sprecare ulteriore tempo stando a scrivere di cose che non mi interessavano più.
      Mesi fa ho letto per caso questo blog, cercavo informazioni per curiosità, per vedere se è cambiato qualcosa dai -miei tempi-. Beh sono rimasto invischiato, perchè ci sono news e ragionamenti veramente interessanti, ma capisco anche coloro che a un certo punto sentono il bisogno di un distacco, c'è il rischio che l'ombra della WTS ti segua e ti tenga impegnato anche dopo anni di vacanza.
      C'è di buono che rimane tutto scritto, e la nostra esperienza si spera, un giorno potrebbe servire a qualcuno.

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    12. (MartinLuther2016)
      Proprio a proposito di società distopiche e controllo mentale, vi vorrei segnalare un film che mi aveva trasportato molto in quanto sembrava descrivere il mio modo di vedere le cose all'interno dell'organizzazione. Si chiama "The Giver" (Il Donatore) e tratta di un giovane che scopre il vero volto della società in cui era nato e cresciuto. Alcune citazioni notevoli:
      "Non avevano eliminato l'omicidio, gli avevano solo cambiato nome"
      "Quando l'uomo ha la libertà di scegliere, fa sempre le scelte sbagliate"

      Vi allego il link del trailer: https://youtu.be/AXym7EWXXtY

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  7. Caro anonimo, dici cose sensate. L organizzazione è potente, e presi singolarmente ci può azzittire con un annuncio dal podio. Tempo fa lessi su un internet cosa fare in casi del genere. Bisogna trovare il coraggio, girare le spalle e dire a questa organizzazione io ti dimentico. Per me il blog è importante, acquisisco i pensieri altrui e cerco nel mio piccolo di contribuire con le mie riflessioni. È inutile dal mio punto di vista combattere le organizzazioni in generale. Per le organizzazioni religiose poi il compito penso che spetta a Dio. Penso però che la giusta informazione si debba fare. Con questo blog ci si prova. In questo modo le persone che vogliono diventare tdg hanno la possibilità di vedere altre realtà. Come dici tu fondamentalmente rispettiamo tutti una certa base di convinzioni religiose. Per me la religione è trovare persone con cui esaminare argomenti religiosi senza per questo imporsi. Hai fatto delle interessanti osservazioni. Complimenti!

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  8. (MartinLuther2016)
    Caro Apostolo Giovanni, mi piace figurarmi che tu mi scriva ora dall'Isola di Patmos :)
    Il punto è proprio quello che tu dici: dire a questa organizzazione "io ti dimentico". Credo che ciò che si possa cercare di dire è "io ti elaboro" e ti trovo il posto che ti spetta all'interno di me.
    Che lo vogliamo o no, essa è stata (perlomeno per chi ci è nato) una mamma, mamma schizofrenica, mamma anaffettiva, o tutto quello che vogliamo, ma pur sempre una mamma, simbolicamente parlando. E una mamma, per quanto maldestra e disturbata, non si potrà mai dimenticare. Le si potrà solo trovare il giusto posto dentro di noi, in cui sarà in condizione di non nuocerci , ma di regalarci comunque un po' di quel bene che a modo suo ci ha voluto.

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    1. Purtroppo non sono sull'isola di patmos! E purtroppo non sono quel Giovanni, anche se mi piace il personaggio, il discepolo che Gesù amava. Ecco perché ho scelto questo nick! Pensa come sarebbe bello essere certi di essere amati dal figlio di Dio! Benvenuto sul blog! Mi piacciono i tuoi commenti!

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  9. (MartinLuther2016)
    Giovanni ! Se tu hai amore, come quello che sento, Gesù non può non amarti. Gesù ha conosciuto tutte le nostre sofferenze, persino il tradimento , persino l'essere emarginato e denigrato o bollato come pazzo. Alcuni gli dissero anche che era figlio di Satana. Eppure egli voleva solo proporre un modello basato sull'amore, non sulle regole, non sulla forma, non sulla gerarchia. Egli era venuto tra i suoi e i suoi non l'hanno accolto.
    Nessuno di noi è Gesù purtroppo, ma credo che ognuno di noi possa vivere nella sua quotidiana una parte del dramma umano che lui ha vissuto.
    Ma ci dice anche: "io sono con voi, tutti i giorni, fino alla fine del mondo".

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  10. questa conversazione è veramente bella.
    Ognuna delle cose dette potrebbe costituire la base di profonde riflessioni, tutte volte ad una crescita reale.
    Mi sono chiesta tante volte se fosse utile un luogo d'incontro virtuale.

    Oggi sono contenta qui.

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    1. (MartinLuther2016)
      Ogni cammino di crescita richiede di potersi specchiare nel prossimo. Credo che ognuno di noi che sia qui porti un suo bagaglio di sofferenza , che certo è pesante , ma ha sicuramente conferito una bellezza data da una maggiore umanità , sensibilità e umiltà . Tutte qualità che difficilmente si acquisiscono dispensando lezioni da una cattedra (o un podio).

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    2. È bella l'espressione che hai usato @Martinluther, e cioè "specchiarsi nel prossimo", che rende bene l'idea di come dovrebbe essere un sano confronto, un vero scambiarsi di pensieri e riflessioni:
      Uno specchiarsi degli uni dentro gli altri, guardando quello che semplicemente va oltre quel 'riflesso' o immagine che ci troviamo davanti, cercando di capire i motivi e il contesto che porta a fare certi tipi di ragionamenti;
      E credo che qui sta avvenendo proprio questo...

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  11. (Ax80) Buongiorno, ho una notizia che farà piacere a tutti gli uomini a cui piace portare la barba in congregazione, ma che ora non possono portarla per i soliti, assurdi, insensati motivi: ho appreso da un fratello che pare sia uscita una rivista che parla proprio di questo. Sembra ci sia stato un ammorbidimento: la barba è consentita, purché sia (giustamente) portata ordinata e con decoro. Pare che l'argomento verrà trattato nei prossimi articoli di studio. Qualcosa di secondario rispetto a questioni ben più serie, ma è comunque un'apertura.

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  12. Risposte
    1. Da piangere. Come le esperienze riportate su silentlambs. È difficile immaginare come sia crescere in una famiglia tdg, magari di quelle da più generazioni. Ho una stretta al cuore a vedere quei poveri bimbi costretti a quella perfezione esteriore fatta di scarpine lucide e traditrici, di pettinature impeccabili, nastrini e cravatte. E sto dolorosamente prendendo atto di quanti danni sono stati fatti ai miei figli in questi sette anni che ho passato da tdg. È dura convivere con i sensi di colpa, è dura anche vedere che mia moglie trova sempre da dare la colpa agli altri.

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    2. il fatto è che poi questi ragazzi si trovano invischiati in una rete inestricabile di parentele ed amicizie, e finiscono per credere che quello sia l'unico mondo possibile, non se ne esce altrimenti perdi famiglia e tutti quelli che conosci, e se non ci credi devi far finta di crderci, magari costruendoti una doppia vita della quale ti senti in colpa...e ti infili sempre di più nel buco...
      io non ho nessun familiare oltre a marito e figlia che la pensano come me, ma conosco molti di questi casi, ragazzi frustrati e compressi come molle pronte a scoppiare, o isteriliti e rinsecchiti in una vita castrata che li fa diventare invidiosi e spietati...

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    3. in più ti fanno vedere solo e sempre il lato gramo del mondo ..così che alla fine il buono lo vedi solo stando dentro nel organizzazione.

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  13. Volevo portavi per un attimo alla TW di questa settimana ...Come avere un matrimonio felice ....(premetto che se 2 persone si amano veramente possono essere felici sia TDG che non ) .....ma al paragrafo 10 ..notate...in alcuni paesi più della metà dei matrimoni finisce in DIVORZIO . Questa tendenza non è così ACCENTUATA nella congregazione cristiana .....NOTATO ? loro abilmente tutto ciò che è fuori dalla congregazione lo mettono in un unico CALDERONE , così da far vedere essere TDG cè molta più probabilità che il matrimonio vada a buon fine ......ma facciamo un gioco ...facciamo finta di essere MORMONI ...e riscriviamo quella frase...Questa tendenza non è così accentuata fra noi MORMONI...oppure fra noi EVANGELICI , oppure fra noi AVVENTISTI...ecc......La WT con queste tecniche di SEPARAZIONE intellettualmente disoneste , esalta il suo ovile ...facendo credere che le cose da noi vanno decisamente meglio , quando in percentuale ( se si dividono in gruppi religiosi e non ) forse è addirittura peggio......

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